| PEKINO | ||||
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venerdì, 30 aprile 2004 Concorrenza sleale. "Imprenditori, non temete la Cina". Lo afferma il Primo Ministro cinese Wen Jiabao alla vigilia del viaggio in Europa, che dal 2 maggio lo porterà in Italia, Germania, Belgio, Gran Bretagna e Irlanda. Wen Jiabao, Premier dal 2003, vuole rassicurare gli imprenditori italiani: "È vero che le esportazioni cinesi sono in costante aumento, ma fra i prodotti esportati il 55 per cento proviene da imprese con capitale straniero che operano da noi e per il 60 per cento si tratta di lavorazioni di materiale che viene dall'estero".
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giovedì, 29 aprile 2004 SISTEMA HU KOU.
lunedì, 26 aprile 2004 UNIVERSITA'. Mi dicono ke devo andare a Beida, una delle tante universita' di Pekino. Lo scopo e' quello di attivare un seminario sul Dialogo sui Diritti Umani. L'interlocuturo e' un prof. "guru" del diritto internazionale in Cina.
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giovedì, 22 aprile 2004 CENTRO COMMERCIALE. Fino ad adesso avevo fatto la spesa nei piccoli negozi (putie!), generali alimentari di fronte casa mia. Mi dicevo ke carino questo quartiere e' proprio fornito di tutto: verdura, lukketti, moci, tovaglie, latte, etc. Ma un giorno (dopo 2 settimane di permanenza) decido di comprare della pasta. Avevo gia' l'acqualina in bocca, pensavo alla carbonara, matricina o alla piu' semplice aglio/olio/peperoncino. Povera ingenua: il mio negizietto di fiducia nn vende pasta. Bene, mi informo con la signora dell'ascensore [ke da oggi kiamero' A Yi (vuol dire zia, ma ha la stessa valenza di madame!)], c'e' un grande magazzino giusto a 500m. E li potro' comprare tutto quello ke di occidentale voglio. La specie di Auchan si presenta molto piu' elegante di quello ke mi aspettavo, come al solito e' un palazzone enorme e grigio, dove fuori hanno appiccicato dei cartelloni pubblicitari spiccatamente colorati e occidentali. Entro, e dico cavolo ma non vendono cibo! Con l'A Yi non ci siamo capite proprio, uffi. E ridico ke importa, ormai ke ci sono lo esploro. Come in tutti i grandi magazzini al mondo, al pian terreni c’e’ il reparto profumi e scometici. Ma in Cina al pian terreno ci sono anke le scarpe: sono esposte a migliaia, di tutti i tipi. Penso e’ il luogo giusto per me, mi fiondo e vengo assalita da urlanti commesse, tutte ke mi propongono un affare...Ok, scusate devo andare, nn e' roba per me! Vado al primo piano: reparto uomo, ki se ne frega! Secondo piano: reparto donna, perfetto! Cammino tra gli stand, oh miodio, ma i vestiti sono peggio di quelli della Germania sovietica. Ma ke saranno mai queste giakke marrone appassito, grandi e senza forma, e queste pagliettes rosa sulla maglietta azzurra, ahahah, delirio di ogni gusto, al di la' di ogni criterio estetico, della moda anni '80 o dei punk a bestia. Ma dove sono i vestiti di seta, le giakkette con i piccoli alamari, il rosso e il nero ke piacevano tanto alle vostre dinastie?!? Spariti e sostituiti da questi obbrobi, miscela occidentale dal gusto cinese. In quel reparto, poke cose si salvavano: l'intimo, Benetton e qualke altra marca occidentale (ma rigorosamente Made in China!). L'intimo e' quello ke si trova alla Rinascente per es., insomma tutte le marke occidentali piu' famose (ke nn citero' per non fare ulteriore pubblicita'!), gli stessi poster pubblicitari, solo i colori sono stati addattati al gusto cinese: rosellino pallido, giallo spento, azzurro celestiale... Basita mi kiedevo per l'ennesima volta ki comprera' mai queste cose: 1) le Cinesi sono cosi' minute; 2) sono care anke per me Lao Wai!
L'abbigliamento occidentale e' carino (ovvio), ma esageratamente caro, piu' caro ke in Europa (una magliettina in cotone semplice semplice 35 euro, ma sono scemi?!? Neanke fosse Armani!) e allo stesso tempo esageratamente piccolo. Cavolo, dicevo, ma come faccio qui?!? Io e l'abbigliamento cinese convergiamo su mete completamente diverse. Tuttavia, la cosa sorprendente non era questa. Ma ke il reparto era vuoto. La scena e' questa: io, 1000 m2 di reparto (ricordate: il 90 per cento dei vestiti inguardabili) e almeno un centinaio di commesse sparse nei punti piu' strategici del reparto. Non c'erano altri clienti oltre me, io da sola con le commesse ke mi guardavano come fossi ET e ke nuovamente mi proponevano di fare affari. A ki e' destinato un negozio cosi': i Cinesi nn comprano, perke' caro; i Lao Wai neanke, perke' brutto. 1000 m2 di roba non comprata. Sara' mica una delle tante sovrastrutture cinesi per mantenere i posti di lavoro delle commesse?!? Probabilmente si! A questo punto Pekino vuole dedicare anke un piccolo spazio alle commesse cinesi (senza pretesa alcuna di copiare una fiction tanto famosa in Italia). Le commesse cinese sono tante e, come dicevo, piazzate ben bene in ogni angolo della boutique. Indossano delle divise anni '80, quindi spalline, collettone, doppiopetto e come tutte le divise cinesi sono sempre piu' grandi di ki le indossa. Ogni settore ha il suo colore di divisa (non ho ancora capito in base a cosa, forse dipende dalla marca degli abiti venduti), e di colori ce n'e' davvero tanti, dal beije al fuxia, dal nero al verde smeraldo. Le signorine sono ben trukkate e tutte sfoggiano dei rossetti super sfavillanti, sempre anni '80, dal fuxia al rosso porpora. Sono proprio carine, pero'! Appena si comincia a guardare un prodotto, vengono dietro scrutando, sorridendo e dicendo Your size I have your size! Rispondo sempre con qualke rudimentale frase in cinese, ke le colpisce e allora attaccano delle pezze incredibili (in cinese naturalmente), a cui sfuggo con sorrisi e inkini. Sara' ke le loro giornate sono cosi vuote di clienti, ke appena ne vedono uno, e soprattutto uno Lao Wai, lo assalgono per proprinare uno supefacente (nel vero senso della parola) prodotto della Cina post-Jiang Zemin. Dopo aver studiato per un paio di ore questo affascinante fenomeno commerciale, il desiderio di pasta mi e' ritornato in mente. Cavolo, devo andare, devo trovare un straccio di posto dove vendono pasta. Scelgo una delle tante e annoiate commesse e kiedo di nuovo: gesti, braccia rotanti, disegni, parole confuse. Lei, con tutte le sue compagne, se la ride, mentre io mi incazzo: voglio della pasta, semplice pasta. Improvvisamente, mi viene in mente: Chi Fa (mangiare riso = mangiare). Sospiro di sollievo generale, la prescelta mi accompagna al sotterraneo e meraviglie delle meraviglie: un ipermercato! A Yi mi aveva detto bene e io avevo capito altrettanto bene. Ringrazio la mia shopping guida e come un furetto vado a caccia di pasta. Non e' stato semplice, perke' se l'abbigliamento non se lo fila nessuno, i reparti con il cibo sono straffollati di clienti, enormi, pieni di scatole, al mio okkio tutte uguali. Finalmente LA trovo. E' mia! "M'hai provocato e io te magno": era questa la mia faccia (almeno credo). BUONA PASTA a tutti!!! postato da Pekino |
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martedì, 20 aprile 2004 PINGYAO. E' una meravifgliosa citta' cinese, costruita durante la Dinastia dei Dong Zhou (1100-771 A.C.) e ristrutturata dai Ming (XIII-XVII secolo). E' la scenografia del film "Lanterne Rosse". E' una citta' incantevole. Ha delle grandi e forti mura, costruite in paglia e fango, rivestite da lastroni di pietra. Sei kilometri di robustezza a forma di tartaruga, simbolo di longevita' in Cina. Tutto e' come era all'ora, quattro secoli fa o forse sei, poco importa. La tartaruga accoglie al suo interno un reticolato di case, in mattoni e con il tetto a pagoda, con gli angoli esterni concavi. Le tegole, di cotto smaltato e colorato (verde, blu e ocra sono i colori), formano un luccicante puzzle. Pingyao si trova nella regione dello Shanxi [ovvero a Est (xi) delle Montagne (Sha)], 10 ore di treno da Pekino, verso Sud-Ovest. La citta' fino alla fine del XIX secolo (Dinastia dei Qing, quella de "L'ultimo Imperatore" di Bertolucci) era la sola citta' cinese a possedere delle banke, la prima citta' cinese a utilizzare gli assegni!!! Ma la caduta dell'Impero determino' la perdita di questo primato e allo stesso tempo la salvezza di Pingyao dalla rivoluzione culturale 1960-70. Incredibile: il piano rivoluzionario prevedeva tra l'altro la demolizione della citta', la rimozione delle tracce del passato. Solo la mancanza di fondi per il nuovo piano regolatore ha salvato Pingyao. Il "capitale" salva Pingyao dalla "rivoluzione". Questo e' uno dei tanti paradossi della Cina!
Io a Pingyao ho trascorso due giorni. Sembrava di stare indietro con la storia, se non fosse stato per i numerosi tuctuc ke scorazzavano nelle strade strette l'asfalto e i negozianti ke propinavano ricordi e cazzatine varie per turisti. Ho visitato antiki Hutong (le case cinese con una corte all'interno), con bei mobili in radica o in legno laccato nero. Ho vagato per templi confuciani, buddisti e taoisti, odorosi di grandi incensi...La natura si integra con la cittadina: mukke, polli, fango, erba si mescolano con la gente, le case e i turisti. (Mi viene in mente lo shot di "Non ci resta che piangere", in cui Saverio e Mario escono per la prima volta in calzamaglia nella citta' medievale!)
Pingyao pero' e' piu' di un mondo che sembra consistere nel cortile rettangolare e nelle eleganti decorazioni architettoniche di un'antico palazzo. Rappresenta lo scontro tra il vekkio e il nuovo, tra la conservazione artistica e la modernizzazione in arrivo.
TRENI. Il capitolo Pingyao mi riporta a quello treni. Come dicevo, Pingyao dista dieci ore di treno da Pekino. E il treno e' il modo piu' economico e caratteristico per andarci. Arrivata alla stazione, rimango impressionata dalla grandezza dell'edificio (solo dopo sapro' ke era il vekkio aereporto di Pekino!), e cerco di capire da ke binario parte il mio treno e dove siano soprattutto i binari. Il posto e' enorme, ma nonstante cio' e' affolato: sono per lo piu' migranti ke durante il fine settimana tornano a casa con grandi sakki di yuta o di plastica nera. Sono tante facce, spesso maschili e abbronzate (per essere muratori a cottimo nei grandi palazzi pekinesi), ma tutte spaesate, come la mia, dovra' essere quella stazione, tutti con la stessa domanda in testa: "Da dove caspita partira' mai il mio treno?!?" Ah, ecco, il pannello e' li, Santa Cleopatra, e' tutto in cinese, ggrrr. Domando una signorina delle informazioni, piu' ke altro sfolazzo il mio biglietto davanti al suo naso e con il dito mi fa segno di andare su. Eh, si', sono proprio una Lao Wai( straniera). Al primo piano, ecco dove sono i gate, eh si', sono proprio dei gate (vi ho detto, era un aereporto), il mio e' il 9. Lo trovo, entro e ancora tanta gente: tutti a Pingyao! Effettuo il "check in", esco e davanti a me il vuoto, i binari sono giu', ma mancano le scale per scendere, una voce mi grida Wo (5), capisco ke devo scendere al binario 5 e la' si' ke ci sono le scale, phiu! Il treno per Pingyao era li' fermo, bello, grande, sovietico nell'impostazione, cinese nella produzione, una sintesi di socialismo nel complesso. Prima di arrivare in Cina avevo sentito delle strane storie sui treni cinesi: affollati, cattivi odori, sputi, sporki, e quant'altro. Ma il mio treno per Pingyao non era affatto cosi'. Davanti il vagone sostituiscono il mio biglietto con una carta magnetica, una Francese mi dira' ke e' un pegno per svegliare il passeggero una volta giunti a destinazione! Ma il momento di treno piu' toccante e' stato il ritorno. In Cina non e' possibile comprare dei biglietta andata e ritorno. Quindi, il ritorno lo compri quando arrivi sul luogo del'andata...ops, ke confusione! Seguendo questa pratica illogica (ma logica per il divieto alla libera circolazione dei Cinesi sul loro territorio: sistema Hu Kou, a cui Pekino dedikera' un pagina tutta speciale), al mio arrivo a Pingyao mi catapulto alla biglietteria. Dopo prove e riprove, dopo essere stata superata da dozzine di Cinesi in corsa, kiedo un posto-cuccetta per ritornare a Pekino. "Mei wo you" e' la risposta. Merda, finiti! Compro un posto a sedere, ok. Mi dicono ke poi sul treno posso cambiarlo in cuccetta, nel caso in cui dovessero liberarsi dei posti. Nn ci credo. Il giorno della partenza mi metto in prima linea al gate, checko in, arrivo al binario per prima, il treno e' li, come al solito enorme, liu' (6) e' il vagone dove fanno i cambi. Lo cerco, lo trovo, salgo e kiedo: niente da fare, Mei wo you di nuovo. Panico. Nel frattempo un'ondata di Cinesi colpisce il treno, devo fare in fretta, devo trovare un posto dove passare la notte prima ke lo faccia un cinese con la sua famiglia, le galline e qualke altro virus asiatico. Eccolo e' li, e' mio! Phiu!!! Ma poco dopo arriva il Cinese ciccione ke mi fa segno di sloggiare. Arimerda. Eccolo: la nonnina ke legge non avra' mica bisogno di tutto quello spazio! Le faccio segnale, insomma le faccio capire se possiamo sederci assieme e lei e' ben contenta. E' li' ke ho passato la notte tra una nonnina cinese (ke kissa' ki andava a trovare in citta') e un finestrino. Attorno a me tanti (e forse anke di piu') Cinesi con il loro pakki, le loro scatole, le loro bustine (nn si tratta mai di normali valigie) e il loro cibo (sul treno mangiano in continuazione!). Il treno in Cina e' una cosa seria. Il treno e' la pellicola di un film e ogni vagone e' un fotogramma e al suo interno migliaia di azioni avvengono: mangiare, dormire, leggere, affittare la telvisione portatile, vendere cibo, viaggiare per 10 ore all'impiedi, mandare SMS colorati, fare le foto con i cellulari, guardare gli stranieri dagli okki rotondi, etc., etc. Anke il treno in Cina e' molto piu' ke un mezzo di trasporto...un train de vie.
venerdì, 16 aprile 2004 Pekino torna sulle scene web a grande rikiesta (da un solo lettore anonimo, ndr) dopo tanti giorni di assenza. Mi scuso quindi per la mancata cronaca, ma ufficio stranieri, nuovo lavoro, lezioni di cinese, banca mi hanno tenuto occupata durante questi 10 giorni.
Inizio a raccontarvi a uno a uno i fatti accaduti.
UFFICIO STRANIERI. Devo rinnovare il mio visto di entrata ke dura un mese e fare il permesso di soggiorno (???). Entro cosi in contatto con la burocrazia di regime! E' un palazzone anni '60, enorme, grigio, tante finestre e un mukkio di guardie nazionali (esercito) in divisa verde (sempre 2/3 misure piu' grandi: mellius abundare quam deficere!) attorno. La procedura mi sembrava semplice: entrare, far veder il mio test HIV/AIDS, compilare un modulo, lasciare il passaporto con delle fototessera e fissare l'appuntamento per ritirare il nuovo visto. Mi sbagliavo! Affronto questa immensa struttura con coraggio. Un vigilantes mi indica ke devo salire al 4 piano, lo raggiungo e trovo una reception enorme, con il soffito dipinto a cielo, delle gigantesche poltrone rosse (come quelle del ristorante di Happy Days, vi ricordate?!?) e con tante stanze attorno. Dico bene ci sono e con un sorriso smagliante (con i Cinesi bisogna sempre sorridere) mostro il test. La signorina in camice bianco mi dice no good. Il mio sorriso si affiovolisce e i miei okki le si sbarrano davanti, sapevo gia' ke no good significava una lunga procedura burocrata-mercantilistica. Pian piano dalle porte attorno escono infermieri e dottori: era l'ufficio sanitario dell'ufficio stranieri. Kiedo allora ke devo fare e questa mi mostra una lista infinita di controlli: radiografie, elettrocardiogramma, gastroscopia, analisi al sangue, etc, il tutto al modico prezzo di 70 euro (650 yuan). Il nostro dialogo in inglocinese si fa sempre piu' intenso fin quando le urlo senti, la tua Ambasciata in Italia nn mi ha detto ke avevo bisogno di essere revisionata da cima a fondo per venire qui, e' forse questo il benvenuto ke data agli stranieri? se avete avuto la SARS e altri virus vari nn sara' colpa mia. Tutti se la ridevano tranne la signorina, ke mi dice l'accompagno dal direttore. E io perfetto! Attraversiamo questo lungo e bianco corridoio (quasi un tunnel) ed ecco la stanza di sua eccelenza. Entriamo, un piccolo uomo si affaccia dalla scrivania e sopra di lui impera la foto di Mao. Mi dice in quasi perfetto inglese salve, ho saputo ke ha avuto dei problemi (le notizie vanno veloci) con il nostro ufficio sanitario. Rispondo veramente e' l'uffico sanitario ad avere dei problemi con me, mi kiedono di pagare delle cifre assurde per dei controlli sanitari ke avrei fatto in Italia sapendolo, non vengo qui a fare del business, ma per un programma di cooperazione allo sviluppo finanziato dal mio governo. Lui mi guarda e tace e io tremo... Poi sorride e dice ok, le propongo un accordo, faccia solo l'analisi per la sifilide e paghi 100 yuan (10 euro). Accetto, ma rimango perplessa, perke' proprio la sifilide, con tutta quella varieta' di analisi ke mi avevano proposto. Lo ringrazio con un inkino e lui mi dice "Welcome to China!". Quel benvenuto nascondeva qualcosa di sarcastico. Mi fanno il prelievo per la sifilide, mi dicono di tornare dopo 5 giorni per il ritiro dei risultati e mi spiegano ke con questi devo andare in un altro ufficio per rikiedere il visto. Un altro ufficio?!? Cavolo, dico, un palazzone come questo serve solo a fare dei controlli medici ai poveri stranieri?!? Altro ke sovrastrutture: ma questi di Marx cosa avranno mai letto?!? Sono passati 10 giorni e non ancora il visto. Devo aspettare ancora una settimana, almeno tutte le pratike sono state espletate, ma mi hanno kiesto altri 80 euro assolutamente non trattabili...
27 aprile 2004. Finalmente mi hanno consegnato il visto! Posso andare e venire dalla Cina come e quando voglio. Ho anke un librettino verde, il permesso di soggiorno, con su il mio nome cinese: Ai Lin. Incredibile: bisogna scegliere un nome cinese per vivere in Cina, ma ke storia e' mai questa?!? Ragi dovrebbe allora kiamarsi Sebastiano!
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lunedì, 05 aprile 2004
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08:50 | commenti (2)
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