PEKINO


about
Cronake semiserie dalla Cina. Da un'idea occidentale di Elena Asciutti

altri link
Associazione ItaliaCina
CasaAsia
China Daily
Cina alle Nazioni Unite
Cooperazione Italiana
EU in Cina
Il blog di Giulietta
Istituto Italiano di Cultura
Mappa
Meteo Cina
ONU in Cina
South China Morning Post
StudioCina
That's Beijing
Tutto Cina


blog archivio
oggi
febbraio 2007
gennaio 2007
dicembre 2006
ottobre 2006
settembre 2006
giugno 2006
maggio 2006
aprile 2006
marzo 2006
febbraio 2006
gennaio 2006
dicembre 2005
novembre 2005
ottobre 2005
settembre 2005
agosto 2005
giugno 2005
maggio 2005
aprile 2005
marzo 2005
febbraio 2005
gennaio 2005
dicembre 2004
novembre 2004
agosto 2004
luglio 2004
giugno 2004
maggio 2004
aprile 2004
marzo 2004


counter
visitato *loading* volte



lunedì, 31 maggio 2004
 

Alle 7 della sera. Alle 7 della sera ho attraversato Piazza Ti’an Men in bicicletta. Nell'immensa piazza tanto silezio, in attesa dell'ammaina bandiera rossa, makkine fotografike pronte allo scatto, aquiloni alti nel vento. Ieppaaa, passo nel mezzo: e' pura emozione.

postato da Pekino | 11:04 | commenti (2)


giovedì, 27 maggio 2004
 
Le bakkette di San Vittore. Mangiare con le bakkette e' una delle prime difficolta' appena si arriva in Cina. Ma lo e' ancora di piu' quando si sa ke la maggior parte delle bakkette offerte nei ristoranti sono prodotte in carcere. Produrre bakkette e' uno lavoro forzato. Nella Cina da 9% di crescita annua del PIL esistono ancora i lavori forzati. Ho letto un articolo scritto da un professore universitario e membro del Falun Gong, movimento religioso bandito in Cina (e per questo il prof. si e' beccato otto anni di carcere e otto anni di lavori forzati), ke nonostante possa sembrare semplice fare delle bakkettine di legno con cui poi mangiare, nelle carceri si lavora per 20 ore circa al giorno, in piccole stanze buie, sporke e fetide. Le guardie cironzolano sempre intorno e spesso fanno dei giokini fin troppo originali con le bakkette. Le bakkette di San Vittore vengono poi vendute a pokissimo prezzo. Nessuna cura per nessuno e niente (per essere cinici, neanke per l'eventuale cliente del ristorante, ke mangiera' con delle bakkette sottoposte a nessuna precauzione igienica). Questa e' la Cina del grande balzo economico, la Cina ke spaventa le grandi multinazionali occidentali, la Cina ke assicura all'Unione Europea sviluppo e progresso. Ma di ke tipo? o a ke prezzo? Forse quello pagato per le bakkette di San Vittore.
postato da Pekino | 17:27 | commenti


venerdì, 21 maggio 2004
 
Siete tutti bellissimi! Come in "Liveinvolo", cosi' Vinicio Caposella ha concluso il suo primo, unico e ultimo concerto a Pekino, tutto pagato dall'Istituto Italiano di Cultura. Un bel concerto, dove musica e strumenti italiani si mischiavano con tecnici e fonici cinesi. Risultato: la musica di Vinicio era piu' rumorosa del solito. Lui nn si e' fatto sfuggire l'occasione per suonare e vestire chingaglieria cinese, alternando vekki e saggi giudici a concubine con panza da alcol. Tra il pubblico alternative-chik anke tanti cinesi, per lo piu' artisti e liperli alibiti da valzer e musica da balera romagnola. Ma Vinico-Diabolik sapeva ke tarantole, pizzike e mambi avrebbero convinto anke il piu' titubante dei pubblici, nn a caso il Ministro Consigliere (il tipo ke viene prima dell'Ambasciatore) lo ascoltava a ridosso del balco con la moglie ingioiellata. Il posto era una frabbrica Mao dismessa e trasformata in Yan Club, padrona una Cinese occidentalizzata e mananger un'Inglese rappante, niente di piu' eterogeneo. Bel concerto! La sera prima dell'evento ho fatto un giro con Vinicio e la sua banda su un pedalo' a motore su uno dei laghi di Pekino. Fuori dai 50 m2 di pedana in legno sospesa di fronte a un pubblico, Vinicio mostro nobile distacco alle cose terrene (alcol escluso), del tutto irriverente, ma da fanciullo: poke parole, sorriso fisso, sciarpa bianca e moleskine sui appuntare di tanto in tanto i fatti ke accadono e le immagini viste. La sua musica mi ha portato un po' di Italia a Pekino, oltre ke della musica da cui da tempo astenevo (miei CD a parte!). A volte la vita offre dei piccoli vantaggi anke agli espatriati. Siete tutti bellissimi!
postato da Pekino | 06:10 | commenti


lunedì, 17 maggio 2004
 

L'estetista di Gingis Khan. Dal Deserto del Gobi al Mausoleo di Gingis Khan, in Mongolia Interiore, ci sono tre ore di autobus. E' un bel viaggio dalle zone desertike si passa alla steppa, dal giallo ocra della sabbia al verde smeraldo dell'erba (limitatamente alla primavera), foraggio per yak, mukke, pecore e cavalli mongoli. L'autobus e' come sempre affollato, sono i Mongoli (una delle 55 minoranze etnike della Cina, e' lo stesso popolo ke vive in Mongolia, lo stato tra Russia e Cina. E' una popolazione nomade, ma in Mongolia Interiore il governo cinese l'ha fatta diventere sedentaria) ke si spostano da una zona all'altra della steppa per svolgere i loro traffici/affari. Sull'autobus incontro una signora molto carina, ben vestita e curata, ke inizia a parlarmi e mi spiega ke abita giusto di fronte il Mausoleo di Gingis Khan (NB: in 5 secondi tutto l'autobus sapeva ke la straniera andava a visitare il Mausoleo del grande condottiero mongolo!), e si offre come mia aiutante di viaggio, visto ke bisogna cambiare ben tre autobus per arrivare al Mausoleo. Cosi, ha il tempo di raccontarmi tutta la sua vita, di cui io ho capito solo una cosa: e' un'ESTETISTA nel villaggio del Mausoleo di Gingis Khan. Un'estetista vera ke utilizza i cosmetici francesi, ke mi dice ke ho una bella pelle e ke mi kiede cosa uso e allora inizio con la storia di mia nonna, di quando i cosmetici francesi non esistevano, o almeno non arrivavano in Sicilia, e ke l'unica cura per la pelle era il succo di limone, di cui la Sicilia e' fiera produttrice! Finalmente arriviamo, e' ormai sera e Gingis Khan dorme, bisogna aspettare il mattino. Insomma, per 3 euro l'estetista mi vende un pakketto all inclusive a casa sua: letto e cena mongola. Ottimo! Unico problema: bisogna pisciare fuori casa dalla porta ke da sul retro della casa. No bagno, no doccia, no lavabo: essenziale e rustico! Ho dormito su un vero futon orientale, ma nn sono sicura se ci fosse riso dentro o qualke altro vegetale! All'alba, le pecore mi svegliano: e' ora di andare a visitare il Mausoleo. Come si sarebbe sentito in imbarazzo il grande condottiero alla vista di quel posto, frutto della logica moderna acchiappa turisti. La gita fortunatamente continua verso il deserto del Gobi. Arrivo dopo 2 ore di autobus e 1 di treno, comprese di cambi e attese in sperdute stazioni mongole, come sempre affollate da nuovi campesinos ke si spostano la loro "roba" da un villaggio all'altro. Il treno si ferma durante la sua corsa, devo scenere nel mezzo della camapgna, nn c'e' una fermata, un segnale ke mi dice ke sono arrivate, devo credere alle parole del controllore, con cui ho scambiato sorrisi durante tutto il tragitto. Sembra il treno dell'ultima scena di No ci resta che piangere, un treno nel nulla! Il deserto e' cmq li, a un centinaio di metri. Mi emoziona: enorme, pieno di dune, silenzioso e giallo. Ci cammino sopra, e' ovatta ai miei piedi. Tanto freddo e vento distorcono la mia idea di deserto: no sole, no caldo e no cammeli. E' bello lo stesso! Mi perdo e penso nell'aria pulita...

Questa e' una tipica casa mongola, si kiama ger  (casa in mongolo) o yurt (dal russo yurta).  Altre popolazioni la utilizzano: Kazaki, Kirghizani, Tartari, e altre del Centro Asia e della Siberia. E' fatta da una struttura di legno coperta da un grande pezzo di panno lenci, a sua volta ricoperto da una tela decorativa spessa (oggi spesso sostituita da un'incerata). Le corde ke tengono assieme la struttura sono fatte di crini di cavallo. Seguendo la tradizione shamana, il ger e' orientato verso il Sud, il lato orientale della casa appartiene alla donna, quello occidentale all'uomo, e il lato Nord e' considerato la parte piu' rispettabile della casa, dove la famiglia conserva gli oggetti sacri, di solito dentro un baule (hoimor). Al centro dello casa, c'e' il camino (nella foto vedete la canna fumaia).

postato da Pekino | 06:44 | commenti (2)


giovedì, 06 maggio 2004
 
LOCOMOZIONE
postato da Pekino | 10:33 | commenti


sabato, 01 maggio 2004
 
1°Maggio. Mentre in Europa si festeggia l'ingresso di 10 nuovi Paesi nell'Unione Europea, in Cina si celebra con gran rigore la Festa dei Lavoratori. Mao ne ha fatto una grande e popalare festa, dove ogni lavoratore ha una settimana di ferie. I Cinesi ne approfittano per viaggiare o per andare a trovare i parenti lontani, le prossime grandi ferie le avranno solo a ottobre (1°Ottobre e' la Festa della Nazione, in ricordo del 1°Ottobre 1949). Si prevedono 90 milioni di Cinesi viaggianti, e poi sagre, feste tradizionali e offerte speciali un po' su tutto il territorio. Io ho solo un giorno di vacanza: 3 Maggio, per compensare il 1°Maggio venuto di sabato (le NU sono proprio eque e solidali!). Buon 1°Maggio a Tutti!

Le mie vacanze. Il 2 e il 3 Maggio sono stata una turista ank'io: scelta non tanto saggia, considerato lo spostamento cinese di massa. Ma come resistere al rikiamo di monumenti, parki e quant'altro di Pekino?!? In citta’ c’era aria di festa ovunque. Pekino non sembrava piu’ una metropoli, ma un paese in festa. Le bandiere rosse appese alle case e ai palazzoni coloravano la citta’. Prima tappa della visita: Ti’an Men (天安门) e Citta' Proibita (故宫博物院).

Ti’an Men era affollata, nonostante i suoi 140.000 mq. Era decorata di rosso, come una signora a finedanno. Cinesi venuti da lontano la visitavano, aquiloni, soldati in divisa speciale, insomma una gran confusione. Inoltre, per l’occasione una foto gigantesca di Shun Zhong Shan era stata installata al centro della piazza accanto al monumento per gli Eroi del 1949. Il menzionato signore viene ricordato come leader della rivoluzione Xing Hai del 1911 contro l’ultimo Imperatore della dinastia dei Qing, e come inventore della Repubblica Cinese (non quella popolare, ma quella ke dopo Mao si trasferi’ a Taiwan). Di fronte, sulla porta di ingrasso della Citta' Proebita, splendeva come sempre la foto di Mao. (Sapete ke dalle foto sui libri di storia nn mi ero mai accorta ke Mao avesse un neo gigantesco sul mento!).
Dopo questo spettacolo di colori e di gente, intraprendo il viaggio verso la Citta’ Proibita, residenza delle dinastie Ming e Qing, costruita all'inizio del 1400 grazie al lavoro di 10.000 artigiani e 1 milione di lavoratori, con le sue 9.999 sale (10.000 e’ il numero della perfezione in Cina) copre uno spazio di 150.000 mq.
Prima di arrivare alla biglietteria bisogna attraversare due grandi corti, ke servivano a mantenere le giuste distanze tra l’Imperatore e i suoi sudditi. Pagato il caro biglietto (SEI EURO), e passata la Porta della Purezza davanti si apre uno spettacolo a me noto: ma si’, e’ la prima scena de “L’ultimo Imperatore”, il momento dell’incoronazione del piccolo Imperatore. Si, quell’inquadature ke si perde tra il bianco delle scalinate, il rosso della pagoda e le migliaia di guardi e nobile ke assistevano alla cerimonia. Ke emozione! Ma quel giorno, questa immagine si confuse con i numerosi turisti cinesi. Erano tanti, ma tanti e indisciplinati. Ma cavolo e’ un vostro monumento nazionale (in verita’ anke mondiale, protetto dall’UNESCO, ecco!), nn potete trattarlo cosi: mangiavano zuppe prefatte, sputavano, urlavano, indossavo coroncine di plastica e piume, e quant’altro. Quel luogo di perfetta simmetria e armonia tra tetti gialli concavi e legno blu verde dorato veniva disturbato da Cinesi impazieni di fare una gita nella Citta’ un tempo proibita. Li ho anke fotografati tanti com’erano, un vero e proprio fenomeno sociale da laboratorio. A tutto questo si e’ aggiunta l’inaccessibilita’ alle sale per affollamento. Ergo dovro’ ritornare a visitare il palazzo imperiale! Accanto questo macro fattore, ho anke notato dei particolari contrastanti con le vekkie dinastie: buttacarte e bagni biologici messi ovunque, in bella vista. Il caso vuole ke sotto il colonnato di San Pietro non ci sia un enorme buttacarte dove un bimbo in braccio al padre ci piscia dentro! In ogni modo e’ stato emozionante visitare la Citta’: labirinto di palazzi (ognuno dedicato a una precisa funzione dell’Imperatore), cortili dentro cortili, alberi del cotone e alberi profumati, stanze per le concubine – segreti nascondigli d’ammooore, statue dragoni, tartarughe e pavoni, travertino intagliato, maiolike gialle e verdi sui tetti. Ma la Citta’ e’ molto piu’ ke questo, e’ storia, mistero, sfruttamento, rikkezza e miseria, potere e fallimento. Dovro’ ritornare per apprezzare la magnitudo e la tranquillita’ del posto, completamente isolato dalla caotica Pekino, nonstante ci si trovi nel mezzo.

Dopo aver sperimentato sulla mia pelle la folla vacanziera cinese, mi dico ke della Grande Muraglia voglio vedere la parte piu' remota e nascosta ai turisti. Controllo sulla guida e decido di andare a Si Ma Tai, tre ore di autobus da Pekino verso Nord-Est. Raccolte tutte le informazioni utili per arrivarci, prendo l'autobus e ci rimango sopra per tre ore, a causa di traffico intenso sull'autostrada, ma come si puo'?!? neanke fossimo a Barberino del Mugello! Scendo a Mi Yun, una cittadina a cui il PCC ha regalato un'immensa statua di Mao dal braccio alzato e pugno kiuso. Secondo la guida a MI Yun devo cambiare autobus e in un'ora e mezza saro' sulla Grande Muraglia. In verita', ho impiegato un'ora e' mezza per allontanare tutti i taxinari della zona ke si offrivano di accompagnarmi alla Grande Muraglia a soli 10 euri a/r (ma siete scemi?!?) e ke gridavano Mei You Bus (Nn ci sono piu' bus). Dileguata la folla cinese, trovo l'autobus alla modica cifra di 1 euro. Partiamo [io e tanti altri Cinesi turisti, venuti dalle provincie piu' remote per vedere Wanli Changcheng, ovvero il lungo muro di 10.000 li (una misura cinese di lunghezza, equivalente a 500 m)]. Il paesaggio durante il viaggio e' bellissimo, vuoto di edifcio moderni o fabbrike, al loro posto rilievi ke si snodano soavemente all'interno della campagna cinese, ricoperti di grandi alberi verdi, la forma e' quella del dorso di un dragone ke si allunga per terra e si muove strisciando. Si vedono anke tante case cinesi di campagna con i mattoni rossi e i tetti confessi grigi. Eccola la vedo, siamo arrivati! Su il crine di una montagna hanno posato un muro, ke segue le suonisita' della montagna stessa: oohhh!

La Muraglia e' lunga circa 5760 km. Fu costruita sotto Qin Shihuangdi (Unificatore della Cina) a partire dal 223 a.C., ma la costruzione dei primi elementi risale all'epoca dei Regni Combattenti (VII-VI sec. a.C.). All'edificazione vi parteciparono 300.000 uomini, ci vollero 10 anni di lavoro e 180 milioni di m3 di terra . Ha un'altezza media di 7-8 m, una larghezza di 6,5 alla base e 5,5 m alla sommita', una torre ogni 200-300 m, un parapetto semplice verso sud e merlato verso nord, un percorso di varia ripidita' e spesso interrotto da scarpate e da scale irregolari, protetto da un lastricato di grossi blocchi di pietra. Alcuni dicono ke la Muraglia fu costruita per contenere i barbari delle steppe mongoliche. Ma quest'enorme serpente archiettonico e' stato principalmente concepito e realizzato per proteggere la coltivazione dei campi dalle incursioni delle genti nomadi delle steppe. Svolse anke una funzione civilizzatrice, in quanto esigeva lo stanziamento di decine di migliaia di operai e di militari ai confini delle regioni tradizionali, facilitando gli scambi tra popolazioni molto diverse. Infine, fu anke una via di comunicazione scorrevole: lastricata, sicura perke' sempre protetta da soldati.




postato da Pekino | 05:43 | commenti