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Cronake semiserie dalla Cina. Da un'idea occidentale di Elena Asciutti

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giovedì, 19 agosto 2004
 

Asia Cup: Bitter history between China and Japan sets stage for fiery showdown

BEIJING: From territorial claims, to war atrocities and outrage over sex orgies, tensions between China and Japan are never far from bubbling to the surface. And now there's the boo boys at the Asian Cup, whose antics threaten to escalate into yet another diplomatic spat between the Asian giants. The old adage that sport and politics don't mix falls on deaf ears in China, where niggling its neighbour about the past is jumped on at every opportunity. When China and Japan meet in the final of Asia's most prestigious football tournament in Beijing on tomorrow, there will be more at stake that lifting the silverware – national pride will be in play. Japan defeating China on home soil may not go down well with the hordes of rowdy fans who have heckled Japan throughout the tournament, booing their players and national anthem, still incensed over World War II atrocities. Many Chinese believe Japan has never fully faced up to its wartime past and its brutal occupation of Chinese territory before and during World War II.

It is not just the war that riles Chinese. The two sides routinely bicker over who owns a disputed chain of islands rich in oil resources in the East China Sea. Relations, meanwhile, took a dive last year when hundreds of Japanese tourists were involved in an orgy with Chinese prostitutes in a south China hotel. The three-day romp ignited a wave of anti-Japanese sentiment as it culminated on the eve of the anniversary of the start of Japan's World War II occupation of China on September 18, 1931.

Many people were convinced it was timed to humiliate China. The depth of feeling is so great that in Chongqing, Japan's team bus was rushed by an angry mob while Japanese fans had to be escorted out of the stadium by riot police. Politicians in Tokyo have become so irked by the antics that they've issued a formal complaint to their Chinese counterparts at the highest levels, calling on them to remove politics from sport. [...]

Non e' solo un fenomeno italiano, quello di utilizzare il calcio come pretesto per antichi rancori o rivalita' campanilistica. Anke in Asia funziona cosi! Ma la "partita" e' ancora piu' grande: 60 anni di odio tra due dei paesi asiatici piu' dominanti - Cina e Giappone. La copertura mediatica parla chiaro: "Non sara' solo una questione di mettere la palla in rete, si trattara' di continuare quella partita aperta nel Settembre 1931". La Cina porta ancora rancore per quell'invasione nipponica, che costo' tante vittime al paese (vd. la presa di Nankino) e il Giappone non ha mai kiesto perdono per quei fatti. Per noi, Europei, e' un deja vu: Germania-Austria, Italia-Francia, e tutte le altre invasioni che hanno fatto della Seconda Guerra Mondiale un evento storico atroce e irripetibile (la lezione sembra essere stata dimenticata...da alcuni, ndr). Ma in Europa, a differenza dell'Asia, lo "spirito Willy Brandt", quello del perdono - "e' stato uno sbaglio enorme, una valutazione affrettata di ki c'era prima, nn si ripetera' mai di nuovo" - ha tentato di mettere fino all'odio di ki alle tragedie e' sopravissuto e il ricordo ne fa anocra male. In Asia, questo ancora nn e' successo. Recentemente, parlavo con un Giapponese ke a proposito mi ha detto: "Il Giappone nn kiedera' mai perdono, perke' l'opinione pubblica nn lo vuole e un Premier deve tenere anke questo in considerazione". Nn si tratta forse di educare l'opinione pubblica, da entrambe le parti?!? Di guardare al di la' di quello ke la storia e' stata? O forse, e me lo kiedo, mantenere posizioni nazionalistike e' una risposta alla pressante "deconfinizzazione" del mondo per il Giappone e un collante per ki - la Cina - ha intrapreso una strada ke si allontana dal suo primo nucleo nazionale, l'ideologia comunista.

postato da Pekino | 11:47 | commenti (2)


mercoledì, 04 agosto 2004
 

Shanghai.

Ho visitato Shanghai. Preferisco la più vekkia e meno smaliziata Pekino. Di Shangai mi sono rimasti impressi:

1) Grandi cavalcavia - prendono numerose forme, alti e slanciati permettono a makkine e a pedoni di attraversare la metropoli di 16 milioni di abitanti;

2) Bund (lungo fiume) - mi ha fatto pensare a Londra, ai bei palazzi dell'inizio del XX secolo e all'eleganza anglosassone;

3) Xin Tiandi - significa "nuovo cielo", è un quartiere nuovo (o finto/jiade in Cinese), raffinato, di grande consumo e bei ristoranti;

4) Albergo - palazzo degli anni '30, quelli coloniali a Shanghai, stanza e bagno catastabili!

 

Marco Polo (Aforisma). Se Marco Polo non avesse scritto Il Milione, la Cina non sarebbe stata attaccata dalle grandi potenze occidentali (notamente Gran Bretagna e Francia) alla fine del XIX secolo.

postato da Pekino | 04:52 | commenti