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lunedì, 27 dicembre 2004 Tsunami. Il governo cinese ha annunciato di aiutare il vicino Sud-Est asiatico con 2.6 milioni di $. Può sembrare poco, ma la Cina ha poca esperienza in questo campo. Da poco tempo il paese partecipa alle operazioni di solidarietà, prima considerate come atti di ingerenza negli affari interni. Adesso, invece, la Cina ha una sufficiente sicurezza e crescita economica per potere inviare aiuti, se pur ancora modesti.
Natale senza Mao. Natale senza Mao è un Natale come quelli conosciuti in Occidenti. o almeno così è a Pekino. Già dalla fine di novembre la città è stata decorata con lustri, Babbi Natale, fiokki, alberi di Natale e festoni. Prima di partire per le vacanze in Italia ho fatto un giro finale per la città per gli ultimi regalini, e lo straluccikio imperava in ogni dove. Ne sono stata sorpresa: Natale in Cina non dovrebbere esistere - mi dicevo. In un paese officialmente comunista e ateo come la Cina, questo luccikio nn può neanke essere spiegato con l'ascesa improvvisa di un sentimento religioso, in reazione al PCC. Poki cinesi sanno ke Natale si riferisce alla nascita di Gesù Cristo. La tradizione religiosa nn esiste, o meglio e' conosciuta solo dall'1,15% della popolazione cinese, percentuale della minoranza cristiana. nonostante i controlli del governo cinese, ke tendono a reprimere i gruppi religiosi, i cristiani festeggieranno il Natale in kiesa, come i cristiani in tutto il resto del mondo. La Pekino "bene" invece festeggerà la Vigilia di Natale con una mega festa al trendissimo 789, le officine Mao trasformate in galleria d'arte. Il Natale si è così inscritto nel calendario cinese attraverso la porta commerciale: l'aspetto economico della festa cristiana ha pienamente attekkito. O forse, celebrando il Natale (così come altre feste: Halloween, San Valentino, etc.), i Cinesi vogliono ricongiungersi al resto del mondo, dal quale sono stati esclusi per lungo tempo. postato da Pekino |
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22 Dicembre 2004. A Pekino, c'era la neve. Aveva nevicato tutta la notte ed era suntuoso. La città era ancora buia e silenziosa, ancora più silenziosa di qualsiasi altra mattina. Era il silenzio della neve, quello ke avvolge. Nn resisto alla tentazione di offrirvi questa foto, inviatami da un amico cinese. lunedì, 20 dicembre 2004 Intellettuali pubblici: attenzione!
La scorsa settimana, Yu Jie, intellettuale liberale cinese, e' stato arrestato per qualke ora. La polizia ha svuotato il suo computer e poi e' andata via. Yu Jie e' una delle voci dissidenti con cui la Cina ha imparato a convivere, fin quando queste nn avessero avuto eco nel paese. Yu Jie poteva criticare, tanto ciò nn avrebbe impedito al montante degli investimenti stranieri di crescere... Ma le cose adesso sembrano cambiare. Nell’estate 2004, il Presidente della Repubblica Popolare Cinese, Hu Jintao, ha ereditato il comando dell’Esercito. In Occidente, questo fatto nn farebbe notizia: è normale che il Presidente di uno Stato sia responsabile della sicurezza del paese. Ma, in un paese in cui regime politico e democrazia economica si mischiano, la sicurezza significa proteggere il Paese dai cambiamenti ideologici, dalla liberalizzazione borghese, dagli intellettuali anticonformisti e dall'influenza nefesta degli stranieri sulla vita politica della Cina. Si avverte ke Hu Jintao voglia mantenere una linea dura contro ogni "rilassamento" politico, che possa indebolire il monopolio del PCC. La campagna contro gli intellettuali pubblici è così iniziata: arresti, perquisizioni e utilizzo di linguaggio ideologico nei giornali. Il potere trema?!? In language observers said was reminiscent of the Cultural Revolution, it accused such intellectuals of "arrogant elitism". They were trying to "estrange the relationship between the party and intellectuals and between intellectuals and the masses", said the commentary, which was reproduced in full by People's Daily, the party mouthpiece. Shortly afterwards reports emerged of a "grey list" of liberal academics and journalists whose writings were no longer allowed to be published in newspapers and magazines, all of which are controlled by the state or the party. Journalists say the propaganda department has also lengthened its list of forbidden topics, including stories about the growing gap between rich and poor and a number of big protests in the provinces. As was the case in many previous political campaigns, the targets appear to have little in common other than a record of challenging someone in authority. Among those who have been either demoted or detained are Jiao Guobiao, a media professor at Beijing University, who accused the propaganda department of using Nazi tactics to cover up corruption and disease; Li Boguang, a lawyer who has represented farmers against the government in one of many cases of alleged illegal land seizures; and Huang Jingao, a local party official who blew the whistle on corruption among his colleagues in Fujian province. The clampdown fits into a long cycle of loosening and tightening intellectual expression in China, the last major phase of which took place in the late 1980s and ended with the massacre in Tiananmen Square. Although most of those arrested recently have subsequently been released, making this a relatively restrained clampdown compared with the violence of previous campaigns, it has disappointed liberal supporters of President Hu. Many had expected him to loosen media restrictions after removing Mr Jiang from the senior military post this summer. But in the face of increasingly frequent reports of unrest in the provinces and strikes in urban centres, Mr Hu appears to have moved in the opposite direction. venerdì, 17 dicembre 2004 Omicidi bianki. Nessuna arma da trovare e nessun colpevole apparente da imputare, ma solo tanto lavoro e poca sicurezza. Negli ultimi due mesi in Cina quattro esplosioni di grisu si sono susseguite in quattro miniere delle Province dell’Henan e dello Shaanxi (Centro della Cina), causando più di due cento vittime. Nel 2003, queste province hanno provveduto al 35% della produzione mondiale di carbone, con l’80% di mortalità tra i minatori. Ho visitato lo Shaanxi. Prima di arrivare nella città principale (Xi’an – famosa per l’esercito di terracotta), il treno attraversa cumuli enormi di carbone, appena scavato e pronto a essere inviato in tutta la Cina e oltre (es. Mongolia). Il carbone si respira da per tutto; dopo un giro in motoretta anke la mia faccia diventa nera, come quella dei minatori, ma senza la fatica e il sudore di quel lavoro. Loro arrivano da diverse province, il lavoro nelle miniere è assicurato, ma nn sicuro. Per noi Italiani questa storia è un deja vu: gli immigrati ke negli anni ’50 andavano in Belgio o in Germania a scavare nelle miniere, a essere pagati qualcosa in più delle campagne lasciate, e a volte destinati a nn ritornarci più.Cosi accade ancora oggi in Cina. Nn importa ki sia il padrone, miniere private o miniere di stato, tutti hanno la stessa colpa: la disperata ricerca del massimo profitto. L’euforia del trend positivo della crescita economica cinese dimentica ke si costruisce sul contributo di milioni di lavoratori, a cui questo benessere nn appartiene e neake il contributo viene loro riconosciuto. Il prezzo dello sviluppo ancora si paga con il prezzo della vita. Vekki e inadeguati sistemi di sicurezza e lunghi turni di lavoro minacciano il diritto alla vita di milioni di lavoratori, nn solo minitori. Per esempio prendiamo il caso, degli innumerevoli cantieri di Pekino, o di qualsiasi altra città ke si sta rinnovando. Qui i muratori si arrampicano, si dimenano tra le strutture di freddo, senza protezione. Il cantiere è tutto per loro: lavoro, casa, cibo e colleghi/amici con cui condividere le lunghe giornate di lavoro. Sì, le giornate sono davvero lunghe, anzi nn finiscono mai. La notte si continua a lavorare, illuminati da riflettori da stadio: gru, cemento, pilastri, ferro, ruspe, tutto luccica e mille tinte rimbalzano sui cartelloni pubblicitari ke circondano il cantiere: qui fra un po’ ci sarà un albergo a 5 stelle, è una rinomata catena dell’Occidente, si vede, loro fanno le cose per me…e la Cina si sviluppa. Mi kiedo: “E’ così difficile salvaguardare la stabilità sociale?” Un giornale locale ha enfatizzato: “Gli incidenti sul lavoro nn causano solamente la perdita di vite, ma influenzano anke il profitto di un intero anno di produzione, l’efficienza della produzione e le entrate dei lavoratori. E’ quindi necessario migliorare la sicurezza nei luoghi di lavoro a rischio”. Fatelo, anke in nome della produzione, ma fatelo. postato da Pekino |
04:23 | commenti (1)
martedì, 14 dicembre 2004 Rifugiati.
martedì, 07 dicembre 2004 Bhopal: la Cernobyl indiana venti anni dopo. lunedì, 06 dicembre 2004 Antonioni a Pekino. Michelangelo Antonioni torna a Pekino, dopo 32 anni di censura. I suoi film erano infatti stati vietati, a causa di un documentario "Chung Kuo", ke il Maestro aveva realizzato nel 1972 sulla Rivoluzione Culturale. Il documentario descriveva la vita degli operai e dei contadini, tutte storie vere, riprese dal vivo in Cina. Ma La "Banda dei Quattro" (Mao Zedong, sua moglie, Jiang Qing e Zhou Enlai) denuncio' il Maestro di essere anti-cinese, imperialista, "verme ke parla per i Russi", e di mostrare nel suo documentario solo "terra incolta, povera e vekkia gente, animali stanki e vekkie case". Il PCC fece cosi pressione su altri governi amici per bandire la proiezione dei film di Antonioni e il PCI saboto' la partecipazione del Maestro alla Mostra Cinematografica di Venezia. Finalmente, il 5 Dicembre 2004, "Chung Guo", documentario di 4 ore, appare in Cina nella sala del Beijing Film Academy (800 spettatori). L'evento fa giustizia ad Antonioni e segna un significativo cambiamento nella politica culturale della Cina. L'idea del documentatio nacque nel 1971, l'Italia lo propose alle autorita' cinesi con cui aveva da poco stabilito relazioni diplomatike. Pekino approvo' l'iniziativa e nel 1972 Antonio passo' 5 settimane a filmare: 80 ore di riprese di Cina in piena Rivoluzione, dove allora poki stranieri avevano accesso. "Chung Kuo" contiene non una singola intervista e nn una singola frase di analisi politica. Il documentario e' un lavoro artistico, un ritratto di vita ordinaria nella camapagna isolata. La camera e' puntata sui Cinesi, sulle loro faccie e sui loro movimenti. Le loro conversazioni, il campanello delle biciclette e i rumori della strada fanno da sottofondo. Per il pubblico a Pekino, il documentario e' stato una viaggio in una terra lontana (per spazio e per tempo), come alieni da un'altra galassia i giovani cinesi guardavano le immagini. Loro la Rivoluzione Culturale l'hanno ascoltata dai loro genitori, come noi l'abbiamo letta sui libri, troppo lontana adesso, quasi dimenticata o cancellata, ecco ke la storia balbetta. mercoledì, 01 dicembre 2004
In Cina 1 milione di persone sono siero-positive, 80.000 soffrono di AIDS. La diffusione della malattina e' cominciata 5 anni (circa) fa in Henan (Provincia al Centro della Cina), a causa di trasfusioni (vendite) si sangue (plasma), avvenute al di fuori di ogni minima precauzione e controllo sanitari. Il governo nn ne ha voluto parlare per lungo tempo. Ma la politica del "kiudere un okkio" nn e' bastata alla pressione di ONGs e di OIs, ke lavoravano in Cina e ne conoscevano la situazione. Queste cifre si moltiplikeranno per 10 nel 2010, secondo i dati del Ministero della Salute. Il 30 novembre la tv ha mandato in onda le immagini del Presidente Hu Jintao (con spilletta-fiocco rosso!) ke stringeva la mano ad alcuni malati di AIDS in un ospedale di Pechino. Dopo aver per lungo tempo ignorato la gravità della pandemia, ora il governo cinese sembra deciso a prendere delle contromisure e a mostrare che non ci sono discriminazioni contro i malati di AIDS e le persone infette, e avvia la sua campagna di prevenzione: cartelloni in metro e pannelli sugli autubus, distribuzione gratuita di preservativi nelle universita' (ke dicono di no a tale iniziativa...ancora un po' troppo libertina!). Le citta' sono ben coperte dagli annunci, ma la campagna, ki si occupa della campagna? Questo resta un grande punto interrogativo, insieme alla stigmatizzazione e discriminazione verso i malati di AIDS. Ancora una crudele curiosita': 1/3 dei casi riportati di HIV/AIDS riguardano le minoranze etnike, che rappresentano solo il 10% della popolazione totale della Cina. Questo perke' le minoranze sono la parte della popolazione piu' povera, meno tutelata e quindi piu' vulnerabile. Pian piano, la malattia smetterà di essere una colpa. postato da Pekino |
06:34 | commenti (1)
Televisione: I produttori mondiali di programmi tv adoreranno il comunismo di mercato. La situazione dell'industria televisiva cinese e' la seguente: oltre 30 operatori regionali pubblici, al cui centro c'è il gigante di stato, la CCTV (China Central TV). Data di nascita 1958, 15 canali nazionali con offerte in kiaro e gratuite declinate per temi: news, musica e arte, sport, informazione scientifica e pedagogica, persino una rete interamente dedicata alla prestigiosa opera nazionale. Tutto finanziato in parte dal governo ma soprattutto dalla pubblicità. C'è anke una piattaforma a pagamento attiva in 33 città, la televisione digitale e interattiva (CCTV interactive), alcuni programmi in alta definizione, persino un canale per la metro e per gli autobus. Per il futuro, CCTV progetta il lancio di 30 nuovi canali - altre offerte pay su geografia, arredamento, teatro - e di ben 150 nel lungo periodo. Nei piani c'è persino l'apertura di un canale in lingua francese e spagnola, e di un altro in inglese. Insomma, la Cina fa le cose in grande, candidandosi a diventare un broadcaster di peso globale, come è naturale ke sia, date le dimensioni della sua popolazione (interna e estera) e la sua crescente importanza nell'economia mondiale. |