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mercoledì, 31 agosto 2005 Neanke gli Usa convincono Pekino. Secondo i giornali cinesi era praticamente cosa fatta. La delegazione americana arrivata a Pekino per il quarto giro di colloqui sulle importazioni di tessile cinese sentiva di avere l'accordo in tasca, anche perké il presidente Hu Jintao, ke sarà negli Stati Uniti dal 7 settembre, avrebbe dovuto portare al collega americano George Bush una prova concreta dei buoni rapporti bilaterali. L'accordo avrebbe dovuto riguardare una restrizione delle importazioni in America di tessili cinesi, attraverso delle quote ke sarebero state estese (al massimo) fino all'inizio del 2008. Dopo l'organizzazione mondiale del commercio non avrebbe previsto più alcun limite alle esportazioni del tessile dalla Cina. Ma le restrizioni USA sono troppo forti per Pekino, ke ha detto nuovamente di NO. Piuttosto la Cina ha cercato di spostare l'accordo su altri punti, proponendo un incremento delle sue importazioni di prodotti americani per pareggiare il deficit della bilancia dei pagamenti. In questa proposta di Pekino il desiderio di accapararsi parte della produzione americana del petrolio, a cui in giugno aveva dovuto rinunciare con il NO del Sentato americano all'acquisto da parte cinese della CNOOC (vd. post in basso). martedì, 30 agosto 2005 Il tessile della discordia. I negoziati tra Cina e Unione Europea sulle importazioni di prodotti tessili sono entrati in una nuova fase. La delegazione europea è tornata a Bruxelles per cercare di sbloccare le di merci cinesi ferme nei porti europei perké eccedenti le quote previste per il 2005. Il commissario europeo al commercio, Peter Mandelson, ha dikiarato che avrebbe cercato di permettere l'ingresso in Europa dei prodotti trattenuti nelle dogane anticipando le quote del 2006 o eliminando alcuni articoli da quelle del 2005. E' davvero una matassa difficile da sciogliere, il nodo è più grande e complicato del previsto...Il tessile è discordia nn solo tra Cina e UE, ma anke tra gli stessi Paesi dell'Unione e all'interno dei Paesi. Paesi come la Svezia o la Filandia supportoano l'ingrsso del tessile cinese nei loro mercati. I Paesi nordeuropei infatti vivono di terzo settore e hanno quasi completamente dismesso le loro fabbrike, se nn fosse per quelle di trasformazione del pesce (tra cui il pregiato e prelibao salmone). Per loro i prodotti tessili cinesi rappresentano un'alternativa economica all'abbigliamento europeo (Francia, Italia), e ne hanno bisogno per coprirsi. Invece, Paesi come l'Italia, la Francia e la Spagna vogliono bloccare i tessili cinesi alle frontiere. Le produzioni locali (soprattutto quelle piccole e artigianali) infatti subiscono forti perdite, in quanto ampiamente sostituite dal consumatore con quelli cinesi. E ancora il tessile della discordia divide i Paesi al loro interno. Infatti, i grandi, si pensi per es. a Benetton, producono per lo più in Cina e quei container di vestiti bloccati alle frontiere significano negozi vuoti e in ritardo per la collezione autunno inverno 2005-2006. A questo punto la domanda sorge spontanea: ki ha dato ai cinesi i telai meccanici per produrre tessile? Proprio noi, gli europei, quelli dove la rivoluzione industriale è iniziata dal rokketto di un telaio! La situazione la trovo davvero buffa. Abbiamo voluto liberalizzare le merci, abbiamo voluto aumentare i profitti riducendo i costi di produzione? Ecco allora ke il boomerang torna indietro e ci becca proprio in testa! L'Altra Metà: Pekino Più Dieci Nn è il titolo di un film di Supereroi, ma l'iniziativa organizzata da All-China Women Federation (la più grande ONG cinese in materia di donne) a Pechino dal 29 agosto al 1 settembre, per commemorare i 10 anni della Quarta Conferenza Mondiale sulle Donne. La Conferenza venne organizzata a Pekino nel 1995 dall'ONU e il risultato più famoso fu la Dichiarazione di Pekino. Questo documento finalmente riconosce la centralità delle prospettiva di genere nelle loro azioni, dal post-conflict agli aiuti umanitari, dalla concessione di piccoli prestiti alla implementazione di progetti di sviluppo. Vi partecipano 800 delegati da tutto il mondo per discutere di sviluppo di genere e delle future strategie per mantenere e migliorare i risultati ottenuti in questi dieci anni di Dichiarazione di Pechino. Da padrona di casa, la Cina vorrà ribadire il suo impegno nell'attuazione della Dichiarazione di Pechino e nella lotta contro la discriminazione di genere, impegno già chiaro con i progressivi cambiamenti legislativi, come la recente modifica della Legge sui Diritti e gli Interessi delle Donne, o di quella della Legge sul Matrimonio nel 2001. Pekino Più Dieci è inoltre evento nell'evento: Louise Arbour, Alto Commissario per i Diritti dell'Uomo risulta tra i partecipanti, e il suo discorso aprirà la conferenza. La sua visita è un importante segnale: la signora Arbour infatti userà questa occasione per sostenere la ratifica da parte della Cina della Convenzione Internazionali sui Diritti di Civili e Politici.Pekino Più Dieci non è quindi solo una commemorazione, ma il dialogo tra gli stati e all'interno del governo cinese per ulteriori soluzioni di sviluppo della donna e considerazioni di genere. La Cina così rimarrà per un po’ di tempo leader in materia nel continente asiatico offrendo le migliori pratiche di emenacipazione femminile. Il messaggio è chiaro: l'altra metà adesso non può più essere dimenticata. Proprio in questi giorni, la Banca Mondiale ha diffuso un rapporto che mostra come l'ineguaglianza di genere tenda a ridurre la crescita economica. Quindi, per la banca promuovere l'uguaglianza di genere e l'emancipazione femminile sono degli elementi kiave per la riduzione della povertà e lo stimolo della crescita economica.
Certo, la visione della Banca Mondiale è quantitativa, legata allo sviluppo economico, magari di piccoli Paesi. Spesso però anke nei Paesi più rikki la diseguaglianza di genere è spesso causata dalla crescita economica disequilibrita, ovvero concentrata sul genere maschile e quindi dalla mancanza di redistribuzione del reddito alle donne. Sarebbe ora di parlare di gender budjeting?
venerdì, 26 agosto 2005 IVECO: un buco da 12 milioni di euro. E' questa la cifra ke manca all'IVECO in Cina, ke così è costretta a fermare la produzione. I sospetti cadono sul partner cinese Changzhou Changjiang Bus Group, accusato di appropriazione indebita di oltre 122 milioni di yuan. Secondo gli osservatori economici citati dal quotidiano cinese China Daily, Iveco sta sfruttando la questione per sciogliere l'alleanza con la partner cinese e promuoverne una nuova con la Shangai Automotive Industry Group, la maggiore produttrice di auto del paese, per costruire il più grande stabilimento di camion nel Sud-est della Cina. Finalmente 2046. Wong Kar Wai è riuscito ancora una volta a fare un elegante film, in cui loughi passati (Hong Kong degli anni '60) si incontrano con atmosfere cibernetike, e amori si sovrappongono (erroneamente, come afferma il protagonista del film) un a un altro. La musica è quella delle balere caraibike, i colori quelli di una vekkia foto stampata in una camera oscura, e i vestiti sono i sensuali chipao dal collo alto e le sete pregiate. 2046 ha molto in comune con In the mood for love, ma lo vuole superare, non in meglio, vuole solo procedere, perké indietro non si può più tornare: quando si è amato una donna è difficile amarne un altra. Così 2046 è il luogononluogo dei ricordi, dove poter rivivere il passato. Ma per Hong Kong 2046 è un appuntamento politico reale: il pieno ritorno dell'isola alla Repubblica Popolare Cinese! mercoledì, 24 agosto 2005 Ritorno dalle vacanze.
Pekino è stato in vacanza per due mesi, visitando luoghi bellissimi. Ma adesso è arrivaato il tempo di rientrare e seguire le faccende cinesi per voi ke vivete in estremo Occidente. Anke se estate la Cina ha continuato a muoversi e intessere fitta rete di incontri politici e affari strepitosi. A questo proposito, si legga la notizia riportata qui di seguito.
I cinesi comprano Petrokazakhstan. La China National Petroleum Corporation (CNPC), il più grande produttore petrolifero cinese, ha offerto 4,18 miliardi di US$ per l'acquisto di Petrokazakhstan (PK), una società internazionale per l'energia registrata in Canada e quotata sulle borse di Stati Uniti, Canada, Gran Bretagna, Germania e Kazakistan. Con una produzione di 7 milioni di tonnellate di greggio all'anno, la PKpossiede tutte le riserve del più grande paese dell'Asia Cetrale.
Pechino toglie così a Delhi i pozzi del Kazakhstan. La CNPC ha concluso l'accordo strappandolo alla società indiana Oil and Natural Gas (ONGC) che ha annunciato un immediato rilancio. L'acquisizione della CNPC è la maggiore nella storia della Cina e segue di poco il tentativo della CNOOC, l'altra società petrolifera cinese, che nei mesi scorsi aveva cercato di acquistare per 18,5 miliardi di dollari la società petrolifera americana UNOCAL. Tentativo non andato in porto per l'opposizione del congresso Usa.
Lo sviluppo economico ha sete, quella di petrolio, e la Cina nn smette di stupire!
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