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mercoledì, 28 settembre 2005 E' successo il 20 settembre. Scusate per il ritardo di cronaca... The International Federation for Human Rights (FIDH) and its member organization, Human Rights in China (HRIC), deplore the decision of the World Summit on Information Society (WSIS), a process that claims to include the broadest possible participation, to block open discussion on supporting independent NGO voices. At the WSIS PrepCom-3 opening Plenary meeting yesterday, the People’s Republic of China (PRC) was able to block a vote on HRIC’s accreditation with a procedural maneuver that revealed both the politicized nature of the process and China’s adverse impact on the WSIS principles of building a “people-centered, inclusive, and development-oriented Information Society. The WSIS Executive Secretariat list of recommended entities for accreditation to the WSIS was introduced and approved by the PrepCom without any discussion. After questions and concerns raised by the U.S. and UK delegations regarding why HRIC was not on the list of recommended organizations, the Executive Secretariat responded that although HRIC had been fully transparent in the application process, its file was incomplete because it had not disclosed anonymous donors. HRIC had complied with all requests for supplemental information, including providing an independent auditor’s letter confirming that no direct governmental contributions were received. After the U.S. made a motion to accredit HRIC, the PRC moved to raise a procedural objection to any discussion concerning organizations not on the recommended list. Following more than an hour of debate among country delegations, the PRC’s motion was then brought to a roll-call vote: with 194 accredited countries, 122 were present at the opening Plenary Meeting in PrepCom-3, and of these countries, 35 abstained from voting, 35 voted against not allowing discussion, and 52 voted in favor of not allowing discussion. Despite the PRC’s claims to be simply raising a procedural issue in the interest of facilitating moving on to “substantive” issues, its motives were exposed when it attacked HRIC during the debate by dismissing “so-called NGOs with dubious governmental links.” “On the occasion of the First phase of the World Summit on Information Society, States adopted a Declaration of Principles which recognized the right to freedom of expression contained in article 19 of the Universal Declaration of Human Rights as ‘an essential foundation of the information society (paragraph 4),’ including that ‘[t]he ability for all to access and contribute information, ideas and knowledge is essential in an inclusive information society (paragraph 24).’ We can only deplore that governments have failed to apply these principles to the mere second phase of the Summit. As we can see, these principles ironically do not apply to all information-in particular not to contributions from Human Rights in China, the group China attempted to exclude,’ deplores Sidiki Kaba, president of the FIDH. “China’s actions at the WSIS need to be viewed within the broader context of pervasive and systemic human rights violations in China, including censorship and information control, and ongoing detentions of journalists and internet activists, for example the sentencing of journalist Shi Tao to ten years for merely exercising his right to free expression and to criticize the government, as protected by China’s own constitution,” states Sharon Hom, HRIC’s executive director. “Unfortunately, the international community has witnessed another example of China’s efforts to repress free and open debate not only domestically, but also in the international arena.” Despite a 16-year record of constructive participation in international processes, including WSIS Phase I, UN treaty bodies and the WTO, and the broad support of civil society organizations, HRIC’s accreditation process was held to a far higher degree of discriminatory scrutiny than that of other NGOs. The blocking of any substantive discussion of HRIC’s accreditation also sends a clear message that a single country can exert influence to control which voices will be recognized on key policy issues, undermining the WSIS principles of democracy, transparency and multi-stakeholder participation. martedì, 27 settembre 2005 A colpi di canzoni. Baidu (il Google cinese) è stato citato in tribunale da sette delle più grandi case discografike, per aver messo online a disposizione degli utenti 137 canzoni. postato da Pekino |
04:07 | commenti (1)
Drag Queen a Pekino. Uno spettacolo lunghissimo: 3 ore. Le draq queen di Pekino amano stare in scena e amano farsi guardare soprattutto se gli okki sono a palla! Nn pensavo che a Pekino potesse esserci un posto del genere. Nn perkè la Cina sia avulsa da qualsiasi tipo di perversione, ma in quanto pensavo ke il regime contenesse questo tipo di manifestazioni. Invece no, le drag queen di Pekino hanno un posto tutto loro dove esibirsi ogni sabato dalle 22 in poi. L'indirizzo è Liulichang Dongjie. Per ki è già stato a Pekino, conosce bene questa polverosa stradina a Sud-Ovest di Tian'an Men. E' la strada dei finti antiquari e delle case del té, ogni giorno frequentata da migliaia di turisti alla ricerca di un angolo esclusivo di Pekino, dove sorseggiare una delle tante varietà di té e pensare che ancora sia il tempo delle destinastie. Anke l'ultima, quella dei Qing, va bene. Ma la notte, la stessa stradina diventa un angolo esclusivo per i diversi, quelli ke di giorno percorrendo le vie di Pekino sono additati come "hen qi kuai" (davvero strani), o mafari sono costretti a nn indssare il trucco con il quale però si sentono a proprio agio. E' al BAR (questo è il nome, scritto con luci abbaglianti sull'ingresso) che si incontrano le drag, e in un'atmosfera da salagioki anni ottanta si esibiscono davanti a un pubblico per lo più mashile e omosessuale. Diverse le performance eseguite: dal canto alla Rita Eward al can can, dalla pantomina di donne isterike alla danza del ventre. L'atmosfera è familiare, ma queste dive cinesi mettono in imbarazzo con la loro bellezza e la loro spontanetà. Lo spettacolo è poi condotto da un enorme drag, un omone di misure spropositate (in altezza e grossezza - vd Platinette) per essere cinese, che con le sue battute (ne capisco 1/5, nrd) fa ridere tutto il pubblico, anke quel militare da tre stelle sulla giacca ke stava seduto in prima fila. mercoledì, 21 settembre 2005 Il nucleare solo per fini pacifici. La Corea del Nord è pronta a smantellare il suo programma atomico. Dopo due anni di trattative difficili, di minacce e di rotture, il regime di Pyongyang ha deciso, almeno a parole, di rinunciare alle armi nucleari in cambio di forniture di petrolio ed elettricità. A Pechino i sei paesi del "negoziato multilaterale" (Cina, Giappone, DPRK, ROK, Russia e USA) hanno firmato il 19 settembre una dichiarazione congiunta in cui la Corea del Nord rinuncia a tutti i suoi ordigni e programmi atomici e in cui la penisola coreana viene definita zona "denuclearizzata". Il regime comunista si è anche impegnato a firmare il trattato di "non proliferazione" delle armi nucleari, e le linee guide dell'Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica, e a permettere il ritorno nel paese degli ispettori delle Nazioni Unite. Nel corso delle trattative, Corea del Nord e Stati Uniti si sono impegnati a rispettare la reciproca sovranità e a normalizzare le loro relazioni. La prossima tornata di colloqui si terrà sempre a Pechino in novembre. La tavola rotonda a sei dimostra la sua rilevanza a livello regionale, in materia di sicurezza. postato da Pekino |
16:23 | commenti (1)
mercoledì, 14 settembre 2005 Riprendono i negoziati sulla Corea del Nord.
Sono ripresi a Pechino i negoziati a sei - Cina, Russia, Stati Uniti, Giappone, Corea del Sud e Corea del Nord - sul programmma nucleare nordcoreano. Washington e Pyongyang sembrano però molto lontane da un accordo. In cambio della distruzione del suo arsenale, il governo nordcoreano chiede di poter portare avanti un programma nucleare civile. lunedì, 12 settembre 2005 Fame di investimenti e adesso la Cina...
Sviluppo Italia, l'Istituto italiano per il Commercio Estero (ICE) e l'Agenzia per la promozione degli investimenti del Ministero del Commercio cinese hanno firmato a Xiamen in Cina un accordo per la promozione degli investimenti bilaterali tra i due Paesi. L'intesa, siglata nell'ambito del Cifit, la fiera internazionale per la promozione degli investimenti, impegna le tre parti ad attuare una cooperazione reciproca, un costante scambio di informazioni ed eventuali segnalazioni di potenziali investitori interessati a localizzare attività imprenditoriali in Italia o in Cina.
In particolare, lo scambio di informazioni riguarderà le rispettive politiche e normative in materia di investimenti, i contesti economici e i settori di maggiore interesse per gli imprenditori italiani e cinesi. La cooperazione si concentrerà soprattutto sulle attività di promozione all'estero, che includeranno seminari di studio, missioni di promozione degli investimenti bilaterali, partecipazione a eventi e fiere internazionali, collegamenti tra i siti web dei tre soggetti firmatari e lo sviluppo di progetti congiunti.
mercoledì, 07 settembre 2005 Faccenda risolta. I prodotti tessili cinesi fermi nei porti europei perché eccedenti le quote saranno sbloccati. È il risultato dell'accordo tra il Ministro del commercio cinese Bo Xilai e il Commissario europeo per il commercio Peter Mandelson. |