PEKINO


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Cronake semiserie dalla Cina. Da un'idea occidentale di Elena Asciutti

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lunedì, 26 giugno 2006
 

Il Dragone nella terra delle Nevi.

Ho appena visitato il Tibet. La natura è mozzafiato: montegne, praterie, laghi, fiumi! Però, la visita mi ha lasciato un forte senso di tristezza e delusione. E' nato così il pezzo ke segue:

L’1 luglio 2006 è stata una data memorabile per le grandi opere della Cina, quelle che il governo cinese definisce necessarie per lo sviluppo del Paese. L’1 luglio è stata infatti inaugurata la ferrovia più alta al mondo, che correndo sopra i 4000 metri e raggiungendo i 5.068 metri al Passo Tanggula collega Lhasa nel Tibet con Golmud nel Qinghai, il Centro-ovest del Paese, provincia coperta di montagne con ricche riserve di mineralima molto povera. Sono 1.142 chilometri complessivi, e 3 miliardi di dollari di investimenti. Lhasa è adesso a sole 50 ore di treno da Pechino.
Questa grande opera è simbolica per il significato politico che la accompagna: in parte ha a che vedere con il processo di sinizzazione che da decenni colpisce la patria del buddismo, in parte con gli interessi economici, e in parte con l'ambiente.
Per comprenderne il significato politico, però, bisogna andare indietro nel tempo fino al 1950, anno in cui l’Esercito di Liberazione Popolare cinese si stanzia in Tibet, assumendone il controllo. Fino ad allora, il Tibet era stato un stato indipendente, guidato dal Dalai Lama, figura politica e spirituale. A partire dal 1950, il Tibet perde la propria autonomia , il Dalai Lama il controllo sul territorio, e i Tibetani diventano minoranza all’interno del proprio Paese. Nel 1965, il Tibet ottiene lo status fittizio di Regione Autonoma. I Tibetani definiscono l’incursione cinese un’invasione violenta, che ha cancellato molte delle tradizioni locali. I Cinesi la chiamano “liberazione pacifica” da misere condizioni di vita, che ha quindi avuto come obiettivo la modernizzazione e la crescita economica della regione, dove si viveva ancora secondo arcaiche tradizioni sociali, come il nomadismo. Ma, la storia con i suoi fatti parla da se. I dieci anni successivi all’arrivo dei cinesi in Tibet sono caratterizzati da una forte repressione religiosa (anti-buddista), politica e culturale, a cui i Tibetani rispondono con una dura resistenza, conclusasi con il sopravvento dei cinesi, l’uccisione di 80.000 civili e l’esilio del XIV Dalai Lama in India nel 1959. Il clima di tensione si prolunga fino alla fine della Rivoluzione Culturale (1976). Nel 1980, la visita a Lhasa del Primo Ministro Hu Yabang segna in teoria una nuova fase della politica cinese in Tibet. Nel 1984, viene approvata la legge nazionale “sull’autonomia delle minoranze religiose”, che concede un certo grado di autonomia alla regioni abitate da minoranze etniche e religiose, come il Tibet, in materia di cultura e religione. Tuttavia, come spesso capita in Cina, è mancata un’effettiva e severa implementazione della legge, e i Tibetani hanno continuato a vivere secondo la regola della maggioranza etnica Han (cinese), l’invasore, che non ha mai smesso di contaminare le tradizioni tibetane, imponendo i propri usi e costumi. Nel 1994, l’ennesimo cambio di rotta: la Cina decide di limitare ulteriormente la diffusione del buddismo. Alcuni monasteri sono costretti a interrompere le proprie attività e molti monaci e suore devono lasciare il Tibet. In cambio, il Tibet riceve massicci investimenti e migliaia di cinesi Han, che migrano dalle Province orientali del Paese. Ufficialmente, si tratta dell’ennesimo aiuto da parte del governo centrale al Tibet: infatti, i cinesi Han dovrebbero fornire manodopera specializzata in quei settori ancora poco sviluppati. Gli Han iniziano così a svolgere le attività più redditizie, quali edilizia, turismo, e commercio, mentre i Tibetani continuano a dedicarsi ai mestieri tradizionali, l’agricoltura e la pastorizia. In definitiva, gli Han usufruiscono dello sviluppo economico del Tibet, favorito dal governo centrale attraverso i massicci interventi economici. A Lhasa, un taxista proveniente da Chengdu mi dice che è più facile lavorare a Lhasa rispetto alla sua città d’origine, dove la quantità di taxi è più elevata; migrare verso le grandi città della Cina orientale, poi, non sarebbe redditizio per lui, lì potrebbe lavorare solo nei cantieri, dovendo inoltre affrontare gravi problemi di integrazione all’interno delle metropoli. In realtà, la consistente migrazione dall’Est, conosciuta anche come processo di sinizzazione, viene favorita per ridurre le aspirazioni indipendentiste dei Tibetani. In questo contesto, il collegamento ferroviario tra Lhasa e Pechino diventa una componente fondamentale della politica del governo cinese verso il Tibet. La ferrovia era stata inserita nel piano quinquennale 2001-2005 e il Comitato Centrale del Partito comunista le aveva assegnato due obiettivi paralleli: testimoniare la rinascita economica del Tibet e confermare il legame indissolubile fra Pechino e Lhasa, ribadendo la piena sovranità di Pechino sul territorio. Il quesito rimane ancora aperto: perché Tibet? La teoria della “liberazione pacifica” dalle condizioni di vita drammatiche sotto i Lama non è più sufficiente a giustificare il dominio cinese sul territorio tibetano. Altre ragioni si aggiungono a fare chiarezza: i confini strategici del Tibet, le sorgenti dei quattro maggiori fiumi dell’Asia, ricchezza delle risorse naturali – oro, petrolio, uranio, gas – e indotto turistico di un milione e settecento mila visitatori cinesi l’anno. Quando si parla Tibet, perciò, la discussione è molto controversa. E’ un Paese occupato che ha ormai rinunciato alla propria indipendenza, ma che ancora spera in una reale autonomia amministrativa e culturale. Inoltre, anche qui, come è già accaduto nelle Province cinesi, si propone lo scontro tra le antiche tradizioni e il massiccio sviluppo economico dovuto al socialismo di libero mercato. In questo quadro, è difficile predire il futuro per il Tibet.
I paessaggi tibetani sono mozzafiato; grandi montagne con le cime sempre innevate, vallate in cui cominciave a crescere l'erba per il pascolo, yak, cavalli, tende colorate e attrazzate con generatore e televisione, e ancora bandierine colorate con le preghiere buddiste appese tra le montagne, ognuna ha un nome e una storia da raccontare. Alla bellezza naturale si aggiunge quella arkitettonica dei villaggi dei monaci, quelli soprevvisuti. Sono degli insediamenti composti da numerose abitazioni e da un templio. Le case sono a corte quadrata, ma a differenze di quelle cinesi sono a due piani e con tetti spioventi. L'esterno è colorato di bianco e decorato con striscioni votivi di tanti colori, le porte sono rosse e l'interno dei cortili è rallegrato dai colori (ke vanno dal giallo ocra al rosso porpora) degli abiti dei monaci stesi al sole.

 

Piove, governo ladro! Con i sistemi chimici crea nuvole cinesi. E non solo...

Mai più azzeccato è stato il proverbio “Piove, governo ladro!” Perché in Cina la pioggia la manda il governo. Maestri da sempre nell'arte dei giochi pirotecnici, i cinesi si vantano ora di essere diventati leader mondiali nella tecnica della pioggia artificiale per combattere la siccità, gli incendi delle foreste e l'inquinamento atmosferico. L’ arsenale di razzi, artiglieria e aerei, combinato con la capacità di esplosivi chimici che creano nuvole, ha consentito negli ultimi cinque anni di produrre abbastanza acqua piovana da riempire per quattro volte l'intero corso del Fiume Giallo.Circa 3.000 fra tecnici e ingegneri, armati di 7.000 cannoni e 4.687 lanciarazzi, hanno seminato nubi in cielo, durante 2.480 missioni aeree tra il 2001 e il 2005, bruciando sostanze chimiche, tra cui ioduro d'argento, per produrre piogge artificiali allo scopo di combattere la siccità, prevenire la grandine e spegnere incendi. Tra i successi più recenti di questa campagna l'estinzione, di tre maxi incendi di foreste nella Cina settentrionale e nord-orientale, divampate per oltre 10 giorni, e l'operazione cieli puliti sopra Pechino all'inizio del mese scorso, per dissipare una nube di sabbia e agenti chimici inquinanti levatasi dal deserto del Gobi. Sono stati fatti piovere su un'area vasta 1/3 dell'intera superficie della Cina 210 miliardi di metri cubi d'acqua artificiale.

Nel centro-sud del Paese, invece, la pioggia la manda il cielo. Sarebbe il caso di dire "Per tutti i fulmini di Giove..." Pioggie, cicloni, inondazioni, questi poveri cinesi del Sud non sanno più cosa farne dell'acqua. Ancora una volta un grande Paese, ma due sistemi piovaschi!

 

postato da Pekino | 13:40 | commenti (1)


sabato, 24 giugno 2006
 

Urla degli Italiani...

davanti ai goal degli Azzurri! Al Parco Ritan (Sole) di Pekino si è ricreato uno dei fenomeni sociali per cui l'Italia è famosa: il tifo davanti alle partite di calcio, sia allo stadio sia davanti a uno schermo. Pekino è tapezzata da schermi, fuori dai bar, davanti ai centri commerciali, dentro i centri commerciali, negli ascensori, nei ristornati. Sono tuti sintonizzati sullo stesso programma: i Mondiali di Calcio 2006. I cinesi si scoprono grandi amatori del calcio, quello buono, quello europeo. Ognuno di loro ha una squadra europea del cuore, l'Italia riscuote molto successo, ed è una delle favorite. Ma ritorniamo, invece, agli italiani di Pekino. Ogni volta ke la Nazionale italiana gioca, si ritorvano al Parco Ritan, davanti a un megaschermo piantato sull'Altare del Sole e del Raccolto. In occasione dell'Anno dell'Italia in Cina, inoltre, l'Ambasciata italiana ha anche allestito uno stand, dove è anche possibile comprare pizza e gelato, buoni quasi come quelli fatti in madre patria. Nell'atmosfera da bar dello sport, durante le calde serate/mattinate pekinesi, gli italiani guardano la partita da qui, con gli stessi rituali di casa, gli stessi commenti da CT, gli oggetti scaramantici, e le urla per il goal segnato e le imprecazioni per il tiro mancato! siamo proprio un bel fenomeno: FORZA AZZURRI!

postato da Pekino | 03:05 | commenti (1)


lunedì, 19 giugno 2006
 

Hua Dan (化旦).

E' un'impresa sociale a Pekino, ke usa il teatro come mezzo per aiutare le lavoratrici migranti (mingong, 民工) nel loro processo di integrazione nella città. Hua Dan nasce dalla passione per il teatro e l'interesse per i cambiamenti sociali di Caroline Watson, un'inglese nata a Hong Kong, ke dopo aver studiato teatro in Inghilterra ritorno in Cina, mettendo al servizio delle donne migranti la sua formazione teatrale. E' una di quelle imprese nate spontanamente dalla passione. Ogni settimana nello stesso quartiere di Pekino dove si concentra una grande numero di migranti, Hua Dan organizza i suoi workshop di teatro. Questi incontri tentano di sviluppare la creatività, team-building, la leadership e le capacità comunicative di queste donne. Allo stesso tempo, la recitazione è utilizzata per indagare sui problemi ke le donne migranti soffrono nella propria vita quotidina, quella lavorativa e quella privata, tentando di aiutarla a trovare delle soluzioni.

Ho assistito a un workshop organizzato da Hua Dan, all'interno di una manifestazione ke l'ufficio UNESCO di Pekino ha concepito per mobilizzare l'attenzione dell'opinione pubblica sui mingong, offrendo un spazio per il dibattito. In quest'occasione, Hua Dan ha lavorato con degli uomini migranti, ke di solito lavorano nei cantieri, riconoscibili dagli elmetti gialli. Per me, è stata la prima volta di stare a contatto così diretto con dei migranti, nella stessa stanza, uno accanto all'altra. Per me, è stata la prima volta ke sentivo dal vivo una loro testimonianza, di loro avevo sempre letto sulle ricerke sociali, sulle statistike di stato, sui rapporti della Nazioni Unite... La loro testimonianza era unanime: 12 ore di lavoro, 1.500 RMB al mese (circa 150 euro), 300 RMB al mese spese per il vitto, 200 RMB al mese per spese varie, 1.000 RMB al mese da mandare a casa, no ferie, no giorni di malattie, nessun contratto, cattive condizioni di vita nei dormitori messi a disposizione dalla ditta appaltatrice. Con questo burdden, hanno messo in scena una piccola rappresentazione teatrale il cui soggetto era il conflitto. Il risultato: il conflitto è presente in ogni momento della loro vita: campagna (luogo di provenienza)/città, famiglia/lontano, lavoro/mancanza di riposo, desiderio/irrealizzazione, salario/spese. Consapevolmente dicono: "Questo è quello ke succede quando si lavora solo per soldi".

postato da Pekino | 00:06 | commenti


venerdì, 16 giugno 2006
 

Ma perké...

sulla Cina è più facile dire delle cose negative, ke delle positive? Eppure dei cambiamenti in positivo ci sono... E' paradossale ke forse se ne parlava meglio quando in Cina stavano peggio, presa come esempio nella lotta al capitalismo durante la Guerra Fredda. Le cose cambiano e sono cambiate anke per la Cina, ke è adesso passata al socialismo di libero mercato, in cui alcuni strumenti economici, considerati per molto tempo come capitalisti e perciò negativi, in realtà possono essere sfruttati per promuovere la crescita del Paese, favorendo il libero mercato e l’integrazione della Cina nell’economia mondiale, senza che questo però conduca necessariamente a una struttura economica di tipo capitalista. E promuovere la crescita del Paese è proprio quello ke la Cina ha fatto negli ultimi 20 anni circa, i risultati si vedono e c'è ki ne ha tratto benefici, dentro e fuori dal Paese. E' normale ke ci siano poi delle conseguenze, non del tutto positive, quali maggiore diseguaglianza tra le classi, inquinamento ambientale, dumping sociale, sfruttamento, etc. Non si può nascondere però ke la Cina è un Paese ke ha vinto la sua scommessa allo sviluppo, anke se non sostenibile. Ma ciò nn è forse normale nel processo di sviluppo? la stessa cosa non è forse accaduta in Europa 60 anni fà? Questo ci fa rendere conto ke gli sbagli di altri non costituiscono ancora esempi da cui imparare, il sitema dei good and bad practices non è ancora del tutto assimilato, e si continua a fare a prorpio modo... Tuttavia, la Cina rimane l'attrazione "economica" più grande al mondo, nonostante i propri difetti. Ci sarà pure un motivo se molto aziende straniere si delocalizzano qui, e al contrario da quello ke i mass media dicono, solo poke non riescono. 

Un aspetto del mondo elettronico, postmoderno, è il rafforzamento degli stereotipi a proposito dell'Oriente. Televisione, film, e le risorse dei mezzi di comunicazione di massa in genere, costringono l'informazione entro schemi sempre più standardizzati. Per ciò che riguarda l'Oriente, la standardizzazione culturale ha aumentato l'efficacia della demonologia accademica e artistica ottocentesca dell'"Oriente misterioso".
Edward W. Said
postato da Pekino | 14:15 | commenti


giovedì, 08 giugno 2006
 

A B C

Le riforme economike e sociali avviate dal governo centrale hanno toccato anke l'istruzione pubblica - orgoglio del sistema maoista. In quegli anni l'istruzione era il mezzo più efficace per riformare il Paese: istruzione pubblica per i bambini - elargita tramite il sistema delle unità di lavoro (danwei); la rieducazione tramite il lavoro duro. Oggi, la scuola non riesce più a essere gratuita: anche in Cina l'istruzione obbligatoria si privatizza. Anke se lo sforzo economcio cresce, i genitori dei piccoli cinesi affrontano le spese per garantire l'iscrizione dei figli a scuola. L'istruzione è  infatti considerata molto importante, e in una società competitiva e in crescita come quella cinese, è l'unico mezzo per garantire una carriera considerevole ai propri figli. L'avvenire della Cina è nelle mani di questi piccoli ke devono imparare a essere leader del fast developping society. L'evoluzione del sistema educativo ha però creato delle nuove tendenze, che potrebbero kiamarsi "disuguaglianze".

Super kids: diversi per forza.

I super kids sono i figli dei nuovi rikki. Per loro si aprono delle scuole "alternative", ke sfuggano ai principi dell'insegnamento confuciano, secondo cui tra maestro e allievo si stabiliva un rapporto gerarkico di ubbidienza e sottomissione del secondo al primo. Nelle grandi città (Pekino, Shanghai, Canton, etc.) queste scuole stanno proliferando. Sono a pagamento, con una retta annua di circa 3.000 euro. In queste nuove scuole, l'insegnamento è accompagnato da attività che facilitano la formazione di una personalità autonoma nel bambino, secondo le sue naturali attitudini, piuttosto ke seguire quelle del maestro. Un'insegnante di una di queste scuole private mi dice: "Insegniamo ai bambini a pensare in maniera indipendente, e a iniziare a fare delle scelte individuali". (Una grande novità per la Cina, dove nelle scuole di solito non si interrompe l'insegnate, neanke per fare una domanda di kiarimento). Queste nuove scuole sono a tempo pieno, offrono corsi, pasti, pisolino pomeridiano, gioco, attività ricreative - diverse a seconda delle preferenze dei bimbi, danza, musica, pittura, recitazione, senza dimenticare il wushu, arte marziale cinese tradizionale. I bambini sembrano soddisfatti, studiano e giocano in ambienti creati per loro: strutture accoglienti e colorate. Molti di loro sognano già di viaggiare per visitare altri Paesi, come i loro genitori ke vanno spesso in missione... Alla fine di una giornata in cui lo studio è stato bilanciato dallo svago, i bambini aspettano i loro genitori, e l'ingresso della scuola presto si trasformerà in un parking lot: questi genitori hanno tutti la makkina, altro simbolo eloquente di cambiamento sociale.

Bambini migranti: diversi per forza.

Non c'è medaglia senza l'altra faccia.

 

postato da Pekino | 09:15 | commenti


mercoledì, 07 giugno 2006
 

I cinesi ce l'hanno fatta...

...e la diga delle Tre Gole sul Fiume Azzurro (Provincia dello Hubei - Centro Cina) è stata aperta, con più di un anno di anticipo. Quando l'ho visitata nel giugno del 2004, le previsioni dicevano ke sarebbe stata aperta alla fine del 2007. Pensai: "Oh, per allora sarò già ritornata in Occidente", invece il lavoro assiduo dei cinesi mi ha fatto assistere a questo evento. Oggi l'argine che separava il fiume dalla diga è stato fatto esplodere. Adesso sbattendo contro la nuova diga, il fiume genererà tanta elettricità, quella di cui la parte occidentale del Paese ha bisogno per continuare a produrre. La natura e gli abitanti del fiume ne risentono già. L'acqua si è lentamente innalzata, raggiungerà i 175 m. di altezza, portando via con sé bellissimi tratti di colline verdi, con la fauna locale, gli abitanti sono stati rilocati in nuove cittadine, dovendo abbandonare gli antiki villaggi sul fiume. Gli esperti dicono ke la diga per la Cina è una grande conquista, un'opera dell'importanza pari a quella della Grande Muraglia (kissà se qnke quest'opera cinese si potrà vedere dal satellite!). Ma le critike arrivano da tutti i lati: ambientalisti, ambientalisti, human righters, arkeologi... Ancora una volta ci si kiede quale prezzo i cinesi stiano pagando per lo sviluppo economico del loro Paese.

In lontananza si intravede l'onda immensa che andrà a riempire l'invaso della diga (Ap)

 Foto Ap

Vedi anke post del 18 giugno 2004.

postato da Pekino | 00:45 | commenti


domenica, 04 giugno 2006
 

17 anni da quel fattaccio brutto di Tian'An Men.

Il 4 giugno 1989 è una data significativa nella storia della Cina contemporanea, ma allo stesso tempo piena di mistero. I fatti della protesta di Tian'An Men sono noti a tutti, ma rimangono sconosciuti i numeri della tragedia, i nomi delle persone scomparse, e lo svolgimento stesso dei fatti. Credo ke su quel fattaccio si potrebbero scrivere pagine intere attraverso le testimonianze di ki c'era. Un giorno, per esempio, passeggiando per Tian'An Men con la mia maestra di cinese, mi ha raccontato della solidarietà dei pekinesi nei confronti delle migliai di studenti assembrati nella Piazza. Mi diceva ke erano giorni caldi, con un sole forte (nn come adesso ke il sole è sempre nascosto da una nube di smog, ndr), la piazza era piena e gli studenti avevano deciso di nn muoversi da lì. Nel loro immenso sit-in organizzavano interventi e attività per dimostrare ai leader ke quei giovani erano vivi, sapevano pensare e lo facevano a modo loro. Gli altri quelli ke in Piazza nn  stavano, davano il loro supporto agli studenti, portando cibo, bibite, e confort di ogni genere, "C'era tanta paura - mi diceva - per i posti di blocco della polizia, per il clima da guerra civile ke si era creato a torno alla Piazza, ma nonostante ciò la gente aveva deciso di aiutare quei giocani". La maestra mi diceva inoltre ke le mura della Città Proebita erano state segnate dai cannoni, ma dopo poki giorni tutto era tornato al proprio posto: una squadra di operai aveva cancellato i segni materiali della lotta (gli altri segni ancora oggi rimangono, ndr).  Un amico della Mongolia Interna ricorda ke nella sua città, così come in tante altre molte città del Paese, gli studenti organizzarono una manifestazione parallela a quella di Pekino, nn appena giunse la notizia di quello ke accadeva nella capitale. Ma ai primi colpi di cannonne, le manifestazioni di solidarietà cessarono, per la paura ke i carri armati potessere arrivare anke lì. Gli studenti di Tian'An Men erano diversi dai loro genitori, quelli vissuti durante la Rivoluzione Culturale; loro riconoscevano nelle riforme economike avviate da 10 anni una specie di varco, ke li avrebbe forse condotti anke alle riforme politike. Nn fu così. Il 4 giugno 1989 nn è un'eredità facile da gestire per la nuova classe politica cinese: un fatto noto a tutti (ai cinesi e agli stranieri), divenuto pietra da scagliare contro la Cina in materia di diritti umani. 17 anni sono passati dal momento in cui la foto del ragazzo con le buste di plastica davanti ai carri armati è stata scattata, ma Tian'An Men continua ancora vive. La prova è ke all'avvicinarsi del 4 giugno, ogni anno sistemticamente, i reduci della Piaza devono lasciare Pekino o devono subire gli arresti domicilairi per paura ke nel giorno dell'anniversario si possano organizzare delle celbrazioni commemorative. Poi, Tian'An Men vive ancora nelle campagne, dove spesso i contadini organizzano delle rivolte contro i politici locali e la polizia, reclamando tutela dei loro diritti e della terra, spesso sacrificata alla costruzione di fabbrike o infrastrutture. Ma queste piccole Tian'An Men dimostrano come molti dei problemi sociali si siano spostati dalla città alla campagna. In questo giorno, faccio una passaggiata nella Piazza, tutto sembra tranquillo:  turisti, aquiloni, bimbi, venditori ambulanti.

 

postato da Pekino | 11:46 | commenti


sabato, 03 giugno 2006
 

Mongolia Interna.

Ritorno in Mongolia Interna, dopo due anni. Il viaggio dura solo qualche giorno. Visito la città di Chifeng, nella parte occidentale della regione. E' una piccola città circondata da piccole montagne di roccia rossa, e abitata da solo 400.000 mila abitanti. Il paesaggio è molto affascinante: l'erba verde appena cresciuta contrato con il rosso della roccia. Tuttavia, questa parte della Mongolia, è molto sinizzata. La minoranza mongola si è mescolata con la maggioranza han, assumendone usi e costumi. Non rimangono quasi più tracce della cultura mongola... Poco chiari rimangono i motivi: sinizzazione di massa o adeguamento dei Mongoli alla cultura della maggioranza? Nonstante sia una piccola città, Chifeng è città di immigrazione. Lo spostamento di giovani dalle campagne è continuo, rappresentano il 30% della popolazione della città. Si spostano in maniera autonoma, senza l'aiuto di agenzia per la migrazione, per andare a lavorare in fabbriche o in saloni di bellezza. Il salario ricevuto costituisce delle rilevanti rimesse per le famiglie rimaste in campagna. Spesso, Chifeng è città di passaggio per poi transitare in città più grandi, come Pechino, Dalian o Chengdu. Camminando di sera tra le strade di Chifeng, alcuni negozi emottono luce rossa offuscata: sono i "barbieri senza forbici" - prostiboli -  dove tutto è pronto per barba e capelli. Le signorine - molto belle - stanno all'ingresso della bottega, aspettando i clienti. La prostituzione è illegale, ma il barbiere senza forbici non da appiglio a eventuali interventi della polizia... Su 300 metri di strada ho contato 50 "barbieri senza forbici"...il business deve andare bene! Chiedo a dei conoscenti cinesi, che mi dicono Chifeng è sulla rotta di molti camionisti, ke vanno in Mongolia Esterna o in Russa, perciò è normale ke ci siano numerosi barbieri rosa. Il fenomeno è rischioso: la maggiorparte delle signorine ha scarza consapevolezza di possibili malattie veneree... La Mongolia è una regione di confine, e come tutte le terre di confine ha un forte fascino, in quanto rakkiude le caratteristike dei diversi posti ke la circondano!

postato da Pekino | 15:21 | commenti